La poesia delle Marche

“C’è un’intelligenza davvero unica nel paesaggio marchigiano grazie alla quale ogni meta sembra allo stesso tempo vicinissima e lontana; a ridosso dei centri storici quando mancano pochi chilometri la strada si divaga, si incurva, sale a svolte pigre e si affaccia sui campi, ci dà il tempo di pensare, privilegio oggi sempre più raro. L’arrivo diventa una piccola conquista personale, il traguardo di un percorso interiore.”

(Stefano Zuffi)

“E IL NAUFRAGAR M’E’ DOLCE IN QUESTO MARE”

(G. Leopardi, L’Infinito)

Una sirena, che attirava con il suo canto seducente i marinai all’interno della grotta degli schiavi, dove i poveretti venivano imprigionati, e un demone marino, alleato della perfida sirena, per le loro malefatte furono trasformato in pietre: le Due Sorelle. Ancora oggi, quando il mare è in tempesta, si possono udire le loro terribili urla…

“Amor, c’ha nullo amato, amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona.”

(Dante Alighieri Inferno, canto V)

Tempus vindemie, di uva in mosto e di qui in vino, in un’emozione il momento della magia, come non curante perpetua la vita, come il giorno e la notte, forse un’alchimia del Diavolo, benedetta da Dio.

“L’arte è l’espressione del pensiero più profondo nel modo più semplice.”

(A. Einstein)

co’ le sfrappe a Carnuà e lo vi’ da tracanna’ se fa festa da joedì fino a tuttu martidì Ma finita po’ la festa c’è la cinera su la testa e comenza li dijuni co vestiti niri e bruni. Ma lo vruttu dura pocu ‘na picciata de lu focu perchè vene l’alligria de la Pasqua e …cuscì sia!

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